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Epifania. Il Battesimo: benedetti per diventare benedizione

Il Battesimo di Gesù è il secondo segno che la liturgia ci propone, dopo la stella guida ai Magi, perché possiamo riconoscere in Gesù colui che ci riconduce a Dio Padre, e ci ridona l’identità di figli di Dio che abbiamo smarrito allontanandoci da Lui con il peccato.
Anche Giovanni Battista rimane sorpreso che Gesù, il Figlio di Dio, colui che è senza peccato, si manifesti al mondo mischiato in mezzo ai peccatori, in fila con quanti erano presso il Giordano desiderosi di ricevere il battesimo di conversione proposto da lui.

“Lascia fare” è la risposta di Gesù al Battista: “non fare niente. Lascia fare al Padre”. La condizione di figli non si conquista, né si merita. La si riceve insieme al dono della vita. L’unico modo in cui tutti si nasce è “da figli”.
Gesù si manifesta in mezzo ai peccatori – a coloro che sono orfani del Padre – per annunciare che Dio si è fatto vicino, che il suo amore di Padre non sopporta distanze, e che quando liberamente i figli si allontanano, Lui liberamente li va a cercare e si fa loro vicino.

Perché non si può essere padri senza figli. Nemmeno per Dio. La possibilità di una riconciliazione, di un riavvicinamento, non dipende dalla capacità dell’uomo di riscattarsi da solo, ma dalla forza dell’amore di Dio, che è capace di generare figli anche dai sassi – dice lo stesso Giovanni Battista (Mt 3,4). L’uomo bisogna solo che desideri di rinascere come figlio dopo il peccato, e che si lasci amare.

L’invito di Gesù a “lasciar fare al Padre” non è solo per il Battista: è anche per tutti coloro che desiderano ritrovare la propria identità di figli di Dio. Per smettere di essere “maledizione” per gli altri a motivo del nostro egoismo e del peccato e diventare finalmente “benedizione”.
Oggi per chi desidera al termine della messa c’è la possibilità di portare a casa l’acqua benedetta. Alcuni ragazzi si sono prestati per confezionare le piccole bottigliette, mettendo gli adesivi e riempiendole di acqua del rubinetto. Acqua comune che, per la discesa dello Spirito Santo, diventa benedetta: proprio come l’acqua del Giordano nella quale si è immerso Gesù. Acqua che, per l’azione di Dio, diventa “benedizione”.

Mi è tornato alla mente il racconto di quell’infermiera di Monza, in servizio in un reparto covid a marzo, che era guidata dal sacerdote che le parlava in videochiamata, per dare la benedizione ad una persona morente. L’infermiera è andata a prendere dell’acqua del rubinetto, il prete ha detto la preghiera, e lei ha segnato quella persona con quell’acqua. Nel suo racconto l’infermiera diceva della sua indegnità a compiere un gesto così importante. Poi abbiamo scoperto insieme di come Dio si serve con semplicità di quanti si fidano e lo lasciano fare, e di come un po’ di acqua del rubinetto e una infermiera “indegna” sono diventati benedizione.

Mi piace pensare che la generosità dei ragazzi che si sono prestati per la preparazione delle bottigliette – che potrebbe sembrare poca cosa anche a loro, che si sono pure divertiti un po’ – sta invece all’inizio di un segno che percorrerà le strade dei paesi del lago e della valle per entrare nelle case dei credenti, come segno della benedizione di Dio. E’ così: “lasciando fare al Padre” il nostro poco, diventa tanto; un pezzo di pane diventa Corpo di Cristo; un po’ di acqua del rubinetto diventa benedetta. Tutto, nelle mani di Dio, diventa benedizione.

Su Gesù che veniva battezzato da Giovanni la voce del Padre dal cielo aveva detto: “Questi è il mio figlio amatissimo”. E Gesù, forte di sapere di essere figlio amato, ha vissuto da figlio amato, diventando benedizione per quanti lo hanno incontrato. Su tutti noi, rinati nel Battesimo, Dio ha detto “Questo è mio figlio amato, questa è mia figlia amata”. Nessuno di noi nasce per caso. Nessuno è nato per niente. Anzi se ci lasciamo amare dal Padre e se lo “lasciamo fare”, il nostro poco e il nostro niente possono diventare benedizione per molti. E tu? Cosa aspetti a lasciar fare al Padre? Con il battesimo diventiamo benedizione per gli altri.

don Andrea