Insieme

L’Assunta : così in Cielo come in terra

Al cuore dell’estate, nel giorno di Ferragosto, la chiesa ci chiama a celebrare la festa forse più popolare tra quelle in onore della Vergine Maria: l’Assunzione, il Transito di Maria da questo mondo al Padre.

Lo specifico del cristianesimo è la speranza della resurrezione, la certezza che il limite della morte non ha l’ultima parola sulle vicende degli uomini e della creazione intera. E questo per una ragione molto semplice, che ci ricorda san Paolo: «Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti» (1Cor 15, 20); è lui che ci ha aperto la strada e ora ci attende nel Regno. Eppure dobbiamo riconoscere la nostra enorme fatica ad aderire a questa realtà, di cui ogni messa è memoriale. In altre parole, crediamo davvero nella vita eterna che ci attende dopo la nostra morte? La festa dell’Assunzione della Vergine Maria al Cielo, del suo Transito da questo mondo al Padre si colloca proprio al cuore di questa domanda.

La Tradizione della Chiesa è giunta gradualmente a proclamare Maria al di là della morte, in quella dimensione altra dell’esistenza che non sappiamo chiamare se non “cielo”. Ma allo stesso modo la Chiesa invoca Maria come materna e premurosa compagna di viaggio nel cammino dei nostri giorni su questa terra. Così Maria, assunta in Dio, nel Cielo, resta umana, rivolta verso la terra, Madre per sempre attenta alle sofferenze degli uomini e delle donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi, presente al loro cammino di vita che è spesso incerto. Maria è terra e cielo, è primizia e immagine della Chiesa santa nei cieli, e immagine della Chiesa in cammino sulla terra, che avanza verso il Cielo.

Questa festa, dunque, non è un invito a vivere disincarnati dalle “cose di questa terra” e interessati solo alle “cose del Cielo”!

Il Vangelo di questa festa ci riporta all’inizio della vicenda di Maria, a contemplare l’incontro tra Maria e l’anziana e bisognosa cugina Elisabetta. È un testo che, letto oggi, ci dice una cosa chiara e fondamentale: la vita e-terna per ciascuno di noi comincia qui e ora, a misura della nostra capacità di amare ed essere amati. E’ un invito a tenere lo sguardo fisso al Cielo, senza distoglierlo dalla terra, dalle povertà del mondo creato e dalle necessità con le quali i fratelli bisognosi ci interpellano.

Dopo l’annuncio dell’Angelo, Maria si reca da Elisabetta. L’amore della giovane vergine di Nazareth riempie di Spirito santo – cioè di amore di Dio – l’anziana cugina, la quale riconosce prontamente nella fede di Maria l’origine di tale circolo di amore: «Beata colei che ha creduto che le parole del Signore si compiono!». Maria risponde all’acclamazione di Elisabetta intonando il Magnificat, in cui legge nell’oggi della sua piccola vita le grandi opere di salvezza di Dio riassunte nel frammento della sua esistenza. Il suo fare si fa concreto per la cugina, mentre la sua esultanza si apre al non-ancora di quella giustizia che sarà piena solo nel Regno, quando finalmente gli affamati saranno ricolmi di beni e gli ultimi saranno i primi…

Questa “speranza per tutti” è quella che la liturgia ha sempre cercato di cantare in questa festa, anche ai nostri giorni e anche nel frastuono del Ferragosto.

Noi amiamo questa nostra terra, eppure essa ci sta stretta; ci preoccupiamo del nostro corpo, eppure sentiamo di essere più grandi della nostra fisicità; lottiamo nel tempo, eppure percepiamo che la nostra verità supera il tempo; godiamo dell’amicizia e dell’amore, eppure ne avvertiamo i limiti e ne temiamo la caducità. Forse noi figli del nostro tempo, che per andare aldilà dei limiti abbiamo bisogno di evadere da noi stessi e da essi, e di scansare i fratelli con i loro fastidiosi bisogni, scopriamo in Maria una donna concreta che ci mostra la possibilità di “pensare in grande” a partire da noi, dentro i limiti della nostra storia; e aiutare i fratelli prigionieri dei loro più diversi bisogni a “pensare in grande” donando a loro il nostro amore e l’amore di Dio. Perché il Cielo e la terra si toccano, e “impastati di terra e di Cielo”, affrettiamo con la nostra carità operosa la venuta del Regno dei Cieli su questa terra, finché finalmente gli affamati saranno ricolmi di beni e gli ultimi saranno i primi.

don Andrea